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Triumph, Steve McQueen e il deserto: quando le moto inglesi erano regine dell’offroad

Triumph, Steve McQueen e il deserto: quando le moto inglesi erano regine dell’offroad

Maestre d’eleganza nel segmento modern-classic, le bicilindriche di Hinckley sono state regine dell’off-road e compagne d’avventura di celebrità leggendarie.

Triumph con la Scrambler 1200 e la partecipazione alla Mexican 1000 2019, rally americano che come dice il nome si corre nella Baja California, in Messico, è tornata a mettere le gomme nel deserto.
Sì, perché quello che molti non sanno è che Triumph è stata una padrona incontrastata dell’enduro per molti anni, e ha portato al trionfo nomi poi entrati nella leggenda. Ma andiamo con ordine.

Triumph: Padrona incontrastata dell’enduro

Il secondo Dopoguerra, la nascita delle Trophy

Tutto o quasi inizia nel 1948, anno in cui Triumph preparò tre esemplari di TR5 in versione speciale per l’International Six Days Of Enduro, le olimpiadi dell’off-road motociclistico, che si disputò a San Remo.
La Casa di Hinckley portò a casa tre medaglie d’oro, una per ogni categoria, e il titolo costruttori dell’edizione.
Il dominio durò per anni e spinse la Casa di Hinckley a produrre le Trophy, ispirate proprio a quelle versioni speciali dedicate all’ISDE.

Scarico alto due in uno, sospensioni maggiorate e parafango alto erano le principali novità introdotte dalla TR5 Trophy, un modello che rimase in gamma fino agli anni ’70 e che è diventata celebre come mezzo preferito di James Dean o compagna quotidiana di Fonzie in Happy Days.

Le Trophy contribuirono ad affermare il marchio Triumph anche Oltreoceano: proprio a Hollywood infatti uno dei concessionari più importanti d’America decide di puntare tutto su un giovane talento del motocross americano, Bud Ekins.

James Dean Triumph

I successi Made in U.S.A.

Bill Johnson, proprietario del concessionario Triumph di Hollywood crede in Ekins, e gli fa recapitare una TR5 Trophy: il pilota ringrazia e per sdebitarsi vince la prima gara a cui partecipa, il Catalina Grand Prix.
Ci prende gusto e di podio in podio si afferma come il pilota più famoso dell’off-road americano, conquistando negli anni successivi anche il secondo posto nel Big Bear Motorcycle Run, una gara su quasi 250 chilometri di fuoristrada in California.
Quell’anno tutto il podio è composto da moto Triumph, e l’anno successivo 20 dei 25 partecipanti saranno in sella a Triumph TR6 Trophy.

Bud Ekins: Il pilota più famoso dell’off-road americano

bud_ekins_triumph_stunt

La moto delle star

Bud Ekins punta tutto su Triumph e decide di aprire una concessionaria a North Hollywood: la sua fama e quella delle moto di Hinckley attraggono le celebrità del cinema americano come Paul Newman, Clint Eastwood e Steve McQueen, che dalle Triumph rimarrà letteralmente stregato.

Ekins continua comunque ad essere un pilota di riferimento, e negli anni ’60 vince, naturalmente su Triumph, la Hare and Hound, la Mint 400 e la Baja 1000: rally massacranti che ergono ancor di più le moto inglesi come capaci di tutto.

Nel frattempo però dall’amicizia con Steve McQueen nasce una passione: il King Of Cool passa sempre più tempo nell’officina di Ekins, inizia a partecipare alle gare con il pilota americano (quando le case di produzione dei suoi film non glielo permettono usa pseudonimi per registrarsi) e impara in fretta ad essere veloce ed efficace.

Il grande salto

I due diventano così inseparabili e quando McQueen deve partire per l’Europa per le riprese de La Grande Fuga, nel 1962 sa che uno come Bud potrà essergli molto utile.
Nasce così una delle scene di stunt più famose di sempre: il salto della staccionata che ha reso immortale questo film.
Per quanto McQueen volesse provare senza controfigura sapeva che serviva una tecnica eccezionale per un’impresa del genere, così lasciò il manubrio a Ekins.
La moto, neanche a dirlo, seppur camuffata da BMW (le moto in dotazione all’esercito tedesco nella Seconda Guerra Mondiale) era una Triumph TR6 Trophy.

Il ritorno all’ISDE

La storia diventa leggenda nel 1964.
Ekins decide di accettare l’invito a rappresentare gli Stati Uniti nell’International Six Days of Enduro in Germania dell’Est e riesce a far entrare McQueen nel team. Da Hollywood si rincorrono le voci di altissima preoccupazione dei producer per il viaggio in una nazione ostile (il Muro di Berlino era ancora alto e divideva il mondo in piena Guerra Fredda), ma McQueen parte lo stesso insieme al fratello di Bud, Dave Ekins, Jhonny Steen e al pilota di riserva Cliff Coleman.
Tutti naturalmente su Triumph TR5 e TR6 Trophy.
Non vinsero ma Ekins permise a McQueen di entrare nell’Olimpo dell’enduro.

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Voglia di deserto?

Se il racconto vi ha fatto venire voglia di alzare polvere e sassi ad ogni uscita in moto allora dovete assolutamente leggere il nostro “Come fare una scrambler”, e se non siete proprio degli assi del “Fai da te”… Vi aspettiamo in officina!

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